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Vejano da "assaporare".
La Rocca dei Santacroce
(erroneamente chiamata: "castello") attira certamente l'occhio
del visitatore, in particolar modo perchè è posto a controllo
della strada Braccianese che entra nel paese.
E' caratterizzata da una struttura cinquecentesca a tre torrioni
circolari accorpati all'edificio centrale a pianta triangolare.
Pare che la Rocca, nei secoli addietro abbia subito diversi
rimaneggiamenti, volute, sembra, dai Papa Alessandro VI
(1492-1503). Nonostante gli sforzi della popolazione, essendo la
Rocca stessa una proprietà privata ancora oggi non sono
consentite visite culturali.
Il borgo,
arroccato all'entrata del paese, contiguo alla Rocca, è
integrato nl centro storico di Vejano, costruito tutto in tufo
rosso, va purtroppo verso una direzione che porterà alla rovina
del borgo stesso, se in tempi relativamente brevi non verranno
presi dei provvedimenti di ristrutturazione, quindi al momento
non è accessibile per il pericolo di crolli. Appena all'inizio
del borgo stesso nella parte ancora in uso sorge la Cappella dei
Santacroce, probabilmente progettata da Antonio da Sangallo il
Giovane (1483-1546), architetto dei Farnese: all'interno della
chiesa ci sono i sepolcri di alcuni rappresentanti della nobile
famiglia che le da il nome.
Nella Chiesa di Santa
Maria sono conservate reliquie di
Sant'Orsio,
il santo d'origine francese del periodo carolingio, fu eletto a
patrono della cittadina. Il santo Patrono viene onorato il 29 di
Gennaio, giorno durante il quale vengono fatti dei
festeggiamenti in Suo onore.
Ma i festeggiamenti del Santo Patrono
vengono svolti in modo più concreto ogni anno durante l'ultimo
fine settimana di Agosto. Tipica usanza è la distribuzione della
Zuppa, che consiste in pane bagnato nel vino rosso; questa viene
distribuita gratuitamente alla popolazione che accorre ai
festeggiamenti l'ultimo sabato del mese di Agosto. La festa
prosegue la Domenica, giorno durante il quale viene conteso
l'antichissimo Palio della Città di Vejano, e la gara consiste
in una corsa di cavalli purosangue cavalcati a pelle, ed il
percorso si svolge, sull'asfalto, lungo la strada principale.
Strada che in questa occasione viene chiusa, dalle forze
dell'ordine, ad intervalli tra una batteria e l'altra, creando
problemi agli automobilisti, che ignari si trovano a passare per
le vie di Vejano, ma che allo stesso tempo si trovano a vivere
momenti emozionanti mentre i purosangue sfrecciano lungo la
strada principale incitati dalla popolazione. Il Lunedì, è la
giornata di chiusura dei festeggiamenti, e si conclude con una
bellissima processione in onore del Santo Patrono, preceduta
dalla marcia suonata dalla Associazione Filarmonica Vejanese,
che attraversando la piazza del paese arriva e fa una sosta in
attesa del "Fragoroso Sparo", un frastuono di botti che
innondano tutta la piazza, e chi la vive, di una allegria di
altri tempi. ...Ma non finisce qui, infatti dopo la visita in
chiesa dove viene portato il "braccio" di Sant'Orsio, la festa
si conclude, veramente, con un insieme di luci e botti che
riempiono il cielo sereno sopra Vejano, infatti fuochi
d'artificio, ogni anno sempre più belli sono il segno che anche
quest'anno la festa è finita.
A proposito del
Patrono Sant'Orsio,
pare che un'altra città italiana, Aosta, onori lo stesso Santo
Patrono. Infatti, Aosta, città immersa tra i monti della omonima
valle, rispetta nei medesimi periodi il suo Santo Patrono,
appunto, SAINT OURS.
Ricordi storici.
Poco si conosce del
passato etrusco di Vejano. Secondo alcuni
il nome attuale deriva da quello di Veio, la potente città
etrusca debellata dai Romani nel 396 a.C. dopo una guerra
iniziata quasi un secolo prima: i profughi si sarebbero
trasferiti in queste terre, fondando una nuova comunità.
Diviene una importante tappa lungo la via consolare Clodia in
età romana, grazie anche alla fertilità dei suoi campi ed
all'abbondanza di acque. All'età romana imperiale appartiene un
imponente complesso residenziale sito in località Fontiloro, una
grandiosa villa dotata anche di impianti termali.
Il nome antico sembra essere Vianum, da cui Viano e poi Vejano:
il toponimo moderno risale al 1872, anno in cui si decide di
cambiarlo per evitare omonimie con altri centri dell'Italia
unificata.
La struttura urbanistica attuale risente e mostra le forme del
periodo medievale: diverse sono le famiglie nobili che si
succedono al governo del paese: tra queste gli Anguillara e i di
Vico per primi, i della Rovere e gli Orsini in seguito. Nel 1493
sono i Santacroce i maggiorenti del territorio, e lo rimarranno
per più di duecento anni, fino al momento in cui il loro ultimo
rappresentante, Giorgio III, viene decapitato a Roma nel 1664,
accusato di matricidio.
Nel 1670 la cittadina ed i suoi territori passano nelle mani
degli Altieri e vi rimangono per tre secoli fino a quando,
estinto il ramo principale della nobile famiglia, le loro
proprietà, tra cui il castello cinquecentesco, passano a
Francesco di Napoli Rampolla, l'attuale proprietario.
Le campagne intorno
all'abitato.
Il territorio di Vejano
è ai confini con quello di due importanti
aree protette del Lazio, il Parco Marturanum e la Riserva di
Canale Monterano:
in quest'area ci sono ancora zone di rara bellezza e di grande
valore naturalistico. Qui ha inizio il corso del fiume Mignone.
Pascoli estesi offrono nutrimento a grandi mandrie di cavalli e
vacche maremmane. Nel territorio, lungo il la via Clodia,
sorgono due centri abbandonati di origine medievale, Alteto e
Torre d'Ischia.
Come e dove si lavora.
Gran parte della popolazione è impegnata nel terziario e lavora
soprattutto a Roma, facilmente raggiungibile in treno dalla
stazione di Oriolo, o in pullman. Fonte di ricchezza propria di
Vejano, ed ancora per pochi Vejanesi, è l'allevamento,
soprattutto di bovini ed equini della razza maremmana, e
l'agricoltura, con le colture tipiche della nocciola, dell'olivo
e della vite.
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