Dove Siamo - Racchia di Vejano

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Dove Siamo


Vejano è un piccolo centro agricolo, che si trova nella provincia di Viterbo, posto lungo l'antico tracciato della via Clodia, è composto da una popolazione di poco meno di 2.000 abitanti, ed è situato ad una altezza dal livello del mare poco al di sotto di 380 metri.  Vejano dista da Roma circa 65Km, e si può raggiungere in auto utilizzando varie strade. Una di queste può essere la via Braccianese Claudia; dopo aver superato Bracciano si arriva a Manziana e di seguito ad Oriolo Romano. Superato Oriolo Romano, dopo aver percorso un lungo rettilineo vi troverete ad un incrocio, a destra si va verso Bassano Romano, a sinistra finalmente dopo appena 4 Km si arriva in questo bel paese immerso tra le campagne del Viterbese.
Per chi viene da Roma Nord, oppure per chi viene da Viterbo, un percorso può essere la Cassia, infatti arrivati al bivio di Vico Matrino, nei presso del lago di Vico, troverete una indicazione che vi porterà all'entrata Nord di Vejano.
Per chi invece ama viaggiare in autobus di linea, questi partono da Viterbo (P.ta Fiorentina) e da Roma (Via Lepanto, fermata metropolitana Lepanto).

A circa 8 chilometri c'è la stazione ferroviaria di Oriolo, dove arrivano treni regionali da Roma e Viterbo.

La Rocca dei Santacroce (erroneamente chiamata: "castello") attira certamente l'occhio del visitatore, in particolar modo perchè è posto a controllo della strada Braccianese che entra nel paese.  E' caratterizzata da una struttura cinquecentesca a tre torrioni circolari accorpati all'edificio centrale a pianta triangolare.
Pare che la Rocca, nei secoli addietro abbia subito diversi rimaneggiamenti, volute, sembra, dai Papa Alessandro VI (1492-1503). Nonostante gli sforzi della popolazione, essendo la Rocca stessa una proprietà privata ancora oggi non sono consentite visite culturali.

Il borgo, arroccato all'entrata del paese, contiguo alla Rocca, è integrato nl centro storico di Vejano, costruito tutto in tufo rosso, va purtroppo verso una direzione che porterà alla rovina del borgo stesso, se in tempi relativamente brevi non verranno presi dei provvedimenti di ristrutturazione, quindi al momento non è accessibile per il pericolo di crolli. Appena all'inizio del borgo stesso nella parte ancora in uso sorge la Cappella dei Santacroce, probabilmente progettata da Antonio da Sangallo il Giovane (1483-1546), architetto dei Farnese: all'interno della chiesa ci sono i sepolcri di alcuni rappresentanti della nobile famiglia che le da il nome.

Nella Chiesa di Santa Maria
sono conservate reliquie di  Sant'Orsio, il santo d'origine francese del periodo carolingio, fu eletto a patrono della cittadina. Il santo Patrono viene onorato il 29 di Gennaio, giorno durante il quale vengono fatti dei festeggiamenti in Suo onore.

I festeggiamenti del Santo Patrono vengono svolti in modo più concreto ogni anno durante l'ultimo fine settimana di Agosto. Tipica usanza è la distribuzione della Zuppa, che consiste in pane bagnato nel vino rosso; questa viene distribuita gratuitamente alla popolazione che accorre ai festeggiamenti l'ultimo sabato del mese di Agosto. La festa prosegue la Domenica, giorno durante il quale viene conteso l'antichissimo Palio della Città di Vejano, e la gara consiste in una corsa di cavalli purosangue cavalcati a pelle, ed il percorso si svolge, sull'asfalto, lungo la strada principale. Strada che in questa occasione viene chiusa, dalle forze dell'ordine, ad intervalli  tra una batteria e l'altra, creando problemi agli automobilisti, che ignari si trovano a passare per le vie di Vejano, ma che allo stesso tempo si trovano a vivere momenti emozionanti mentre i purosangue sfrecciano lungo la strada principale incitati dalla popolazione. Il Lunedì, è la giornata di chiusura dei festeggiamenti, e si conclude con una bellissima processione in onore del Santo Patrono, preceduta dalla marcia  suonata dalla Associazione Filarmonica Vejanese, che attraversando la piazza del paese arriva e fa una sosta in attesa del "Fragoroso Sparo", un frastuono di botti che innondano tutta la piazza, e chi la vive, di una allegria di altri tempi. ...Ma non finisce qui, infatti dopo la visita in chiesa dove viene portato il "braccio" di Sant'Orsio, la festa si conclude, veramente, con un insieme di luci e botti che riempiono il cielo sereno sopra Vejano, infatti fuochi d'artificio, ogni anno sempre più belli sono il segno che anche quest'anno la festa è finita.

A proposito del  Patrono Sant'Orsio, pare che un'altra città italiana, Aosta, onori lo stesso Santo Patrono. Infatti, Aosta, città immersa tra i monti della omonima valle, rispetta nei medesimi periodi il suo Santo Patrono, appunto, SAINT OURS.

Ricordi storici.
Poco si conosce del  passato etrusco di Vejano. Secondo alcuni il nome attuale deriva da quello di Veio, la potente città etrusca debellata dai Romani nel 396 a.C. dopo una guerra iniziata quasi un secolo prima: i profughi si sarebbero trasferiti in queste terre, fondando una nuova comunità.
Diviene una importante tappa lungo la via consolare Clodia in età romana, grazie anche alla fertilità dei suoi campi ed all'abbondanza di acque. All'età romana imperiale appartiene un imponente complesso residenziale sito in località Fontiloro, una grandiosa villa dotata anche di impianti termali.
Il nome antico sembra essere Vianum, da cui Viano e poi Vejano: il toponimo moderno risale al 1872, anno in cui si decide di cambiarlo per evitare omonimie con altri centri dell'Italia unificata.
La struttura urbanistica attuale risente e mostra le forme del periodo medievale: diverse sono le famiglie nobili che si succedono al governo del paese: tra queste gli Anguillara e i di Vico per primi, i della Rovere e gli Orsini in seguito. Nel 1493 sono i Santacroce i maggiorenti del territorio, e lo rimarranno per più di duecento anni, fino al momento in cui il loro ultimo rappresentante, Giorgio III, viene decapitato a Roma nel 1664, accusato di matricidio.
Nel 1670 la cittadina ed i suoi territori passano nelle mani degli Altieri e vi rimangono per tre secoli fino a quando, estinto il ramo principale della nobile famiglia, le loro proprietà, tra cui il castello cinquecentesco, passano a Francesco di Napoli Rampolla, l'attuale proprietario.

Le campagne intorno all'abitato.
Il territorio di Vejano è ai confini con quello di due importanti aree protette del Lazio, il Parco Marturanum e la Riserva di Canale Monterano:
in quest'area ci sono ancora zone di rara bellezza e di grande valore naturalistico. Qui ha inizio il corso del fiume Mignone.
Pascoli estesi  offrono nutrimento a grandi mandrie di cavalli e vacche maremmane. Nel territorio, lungo il la via Clodia, sorgono due centri abbandonati di origine medievale, Alteto e Torre d'Ischia.

Come e dove si lavora.
Gran parte della popolazione è impegnata nel terziario e lavora soprattutto a Roma, facilmente raggiungibile in treno dalla stazione di Oriolo, o in pullman. Fonte di ricchezza propria di Vejano, ed ancora per pochi Vejanesi, è l'allevamento, soprattutto di bovini ed equini della razza maremmana, e l'agricoltura, con le colture tipiche della nocciola, dell'olivo e della vite.




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